Le riflessioni contenute in questo post sono state oggetto della presentazione di Reminiscences – Gala Vittoriano 2016 - di quell'amor ch'è l'anima-, all'interno della decima edizione de Il rumore del Lutto.
Il connubio donna e morte è infatti presente all'interno della nostra cultura sin da tempi antichissimi (pensiamo, ad esempio, alla mitologia greca). In questo post ti parlo di alcuni esempi recenti che in opere liriche, letterarie e artistiche hanno raccontato questo particolare quanto interessante tema.
Il connubio donna e morte è infatti presente all'interno della nostra cultura sin da tempi antichissimi (pensiamo, ad esempio, alla mitologia greca). In questo post ti parlo di alcuni esempi recenti che in opere liriche, letterarie e artistiche hanno raccontato questo particolare quanto interessante tema.
Iniziamo con La Traviata, una delle opere più celebri di Giuseppe Verdi, con libretto di Francesco Maria Piave, del 1853.
Un'opera controversa e censurata all'epoca della sua prima rappresentazione ma che è oggi una delle più rappresentate nel mondo. La protagonista dell'opera, è un'eroina femminile ottocentesca non unica nel panorama letterario dell'epoca che, tra amore e morte, disperazione e gioia ben descrive uno dei topoi ottocenteschi più diffusi e ci presenta l'immagine della donna accostata alla morte tanto cara al XIX secolo.Violetta, cortigiana parigina, innamorata di Alfredo, a cui è costretta a rinunciare a causa delle richieste di Germount, padre di Alfredo, è malata, soffre le pene di un amore impossibile e i dolori del male dell'epoca per eccellenza: la tisi.
Con la tisi, malattia reale e letteraria, Violetta offre un lato dell'immagine femminile dell'ottocento: La donna malata.
La tisi è la malattia dell'ottocento, è la malattia letteraria e artistica per eccellenza. Violetta è in buona compagnia: in letteratura pensiamo a Silvia del Leopardi, Maria di Fede e Bellezza di Tommaseo, Margherita de La signora delle Camelie (di Alexander Dumas Figlio base per la Violetta verdiana), pensiamo alle rappresentazioni dei preraffaelliti (Ofelia di Millais ne è un esempio disarmante) ci dimostrano come la figura della donna che sino all'ora era stata quella di angelo del focolare, diventa immagine diafana, malata, fragile, in preda alle pulsioni febbrili, pazza o morente.
Un'opera controversa e censurata all'epoca della sua prima rappresentazione ma che è oggi una delle più rappresentate nel mondo. La protagonista dell'opera, è un'eroina femminile ottocentesca non unica nel panorama letterario dell'epoca che, tra amore e morte, disperazione e gioia ben descrive uno dei topoi ottocenteschi più diffusi e ci presenta l'immagine della donna accostata alla morte tanto cara al XIX secolo.Violetta, cortigiana parigina, innamorata di Alfredo, a cui è costretta a rinunciare a causa delle richieste di Germount, padre di Alfredo, è malata, soffre le pene di un amore impossibile e i dolori del male dell'epoca per eccellenza: la tisi.
Con la tisi, malattia reale e letteraria, Violetta offre un lato dell'immagine femminile dell'ottocento: La donna malata.
La tisi è la malattia dell'ottocento, è la malattia letteraria e artistica per eccellenza. Violetta è in buona compagnia: in letteratura pensiamo a Silvia del Leopardi, Maria di Fede e Bellezza di Tommaseo, Margherita de La signora delle Camelie (di Alexander Dumas Figlio base per la Violetta verdiana), pensiamo alle rappresentazioni dei preraffaelliti (Ofelia di Millais ne è un esempio disarmante) ci dimostrano come la figura della donna che sino all'ora era stata quella di angelo del focolare, diventa immagine diafana, malata, fragile, in preda alle pulsioni febbrili, pazza o morente.
| Ofelia , John Everett Millais, 1851 circa |
La presenza della malattia, soprattutto nella rappresentazione artistica, suscita l'interesse di Rosenkratz, importante filosofo che con la sua Estetica del brutto (1853), analizza e cerca di spiegare la presenza del cosiddetto brutto all'interno dell'arte.
In merito alla malattia Karl Rosenkranz si sofferma e distingue differenti sintomi e è interessante notare come i sintomi della tisi (male che tormenta Violetta) siano trattati in maniera diversa rispetto ad altri mali:
In merito alla malattia Karl Rosenkranz si sofferma e distingue differenti sintomi e è interessante notare come i sintomi della tisi (male che tormenta Violetta) siano trattati in maniera diversa rispetto ad altri mali:
La malattia provoca sempre il brutto quando deforma le ossa, lo scheletro e i muscoli. Essa è in genere causa di brutto quando altera in modo abnorme la forma: come nel caso dell’idropisia e simili. Ma non lo è quando, come nella cachessia, nell’etisia e negli stati febbrili, conferisce all’organismo quel colorito trascendente che lo fa apparire etereo. Il dimagrimento, lo sguardo bruciante, le guance pallide o arrossate dalla febbre possono far intuire in maniera ancor più immediata la presenza dello spirito. In quello stato lo spirito è già come separato dall’organismo. Il corpo nella sua trasparente ‘morbidezza’ non ha già più significato di per sé, è in tutto e per tutto espressione soltanto dell’anima che se ne distacca, indipendentemente dalla natura.La malattia diventa un evento interessante e affascinante.
Non c’è niente di più poetico al mondo della morte di una bella donnascive Edgra Allan Poe.
Una donna fragile e morente ma affascinante e bellissima. Ma Violetta incarna, anche se per poco un'altra immagine.
Agli occhi di Germont, infatti lei è vista come famme fatale: donna che con la sua bellezza e seduzione riesce ad ammaliare il maschio e portarlo alla rovina.
Ancora una volta la donna ha un forte legame con il fine vita e la morte.
E anche in questo caso Violetta non è personaggio isolato! Basti guardare la produzione pittorica di Munch e di altri espressionisti tedeschi per vedere come spesso la donna è affiancata a un malessere che contagia l'uomo e lo porta alla distruzione.
Emblematico in questo senso è l'opera pittorica Il peccato di Franz Von Stuck in cui una sensuale Eva offre allo sguardo dello spettatore il suo corpo sensuale ma lo sguardo nell'ombra e il serpente che le cinge il corpo sono presagio di morte e distruzione.
| Il peccato, Franz von Stuck, 1893 |
Una donna che diventa in questo caso colpevole, spaventosa e che conduce alla morte.
In letteratura ricordiamo la Fosca di Tarchetti: Fosca è infatti malata (a ha tutte le caratteristiche della malattia e della follia), il protagonista Giorgio non riesce a non amarla ma questo rapporto insano lo porterà alla distruzione.
Le due immagini di donna ottocentesca sono ben presenti nella celebre opera di Bram Stocker Dracula in cui Mina e Lucy incarnano rispettivamente la figura della donna devota e della femme fatale. (Una verrà salvata, l'altra morirà).
In entrambi i casi è interessante notare come la donna genetrice e creatrice di vita assume un ruolo importantissimo nel rapporto tra vita e morte e amore e morte.
La vicinanza tra donna e morte non si esaurisce certo in questi pochi esempi!
Consideriamo, infatti, le varie rappresentazioni di Memento mori e l'iconografia della morte e della fanciulla, in cui corpi femminili sensuali vengono dipinti accostati a corpi putridi o scheletri.
In questi casi la meditazione si concentra sul “ricordati che devi morire” sulla bellezza che sfiorisce, sulla vita che si estingue. Se nel passato le facce di questa medaglia (l'immagine della donna) erano presenti, spesso assieme, come abbiamo visto negli esempi citati, nella nostra contemporaneità cosa è sopravvissuto?
Bisogna soffermarsi a analizzare con attenzione spot, servizi fotografici e video musicali per capire che nella nostra epoca (in cui la morte ha subito una rimozione e un occultamento) l'immagine della donna che ha preso il sopravvento è quella della femme fatale: da Madonna a Lady Gaga la donna conserva il suo rapporto con la morte. Sembra quasi che la morte però possa esser controllata dalle donne in questione!
Da donna sottomessa siamo giunti a una donna che controlla e che ha potere anche sulla morte, e a questo non è da escludere il processo di emancipazione femminile che già nell'Ottocento muoveva i suoi passi e che ancora oggi è un percorso in evoluzione.
Infatti, nella nostra contemporaneità, l'immagine della donna è purtroppo legata alla morte per altri motivi: più tragici, allarmanti, preoccupanti e violenti.
Questo 8 MARZO il pensiero va a tutte le donne che hanno lottato e che continuano a farlo per costruire un mondo migliore per tutti!
A voi lettrici AUGURI!
In letteratura ricordiamo la Fosca di Tarchetti: Fosca è infatti malata (a ha tutte le caratteristiche della malattia e della follia), il protagonista Giorgio non riesce a non amarla ma questo rapporto insano lo porterà alla distruzione.
Le due immagini di donna ottocentesca sono ben presenti nella celebre opera di Bram Stocker Dracula in cui Mina e Lucy incarnano rispettivamente la figura della donna devota e della femme fatale. (Una verrà salvata, l'altra morirà).
In entrambi i casi è interessante notare come la donna genetrice e creatrice di vita assume un ruolo importantissimo nel rapporto tra vita e morte e amore e morte.
La vicinanza tra donna e morte non si esaurisce certo in questi pochi esempi!
Consideriamo, infatti, le varie rappresentazioni di Memento mori e l'iconografia della morte e della fanciulla, in cui corpi femminili sensuali vengono dipinti accostati a corpi putridi o scheletri.
In questi casi la meditazione si concentra sul “ricordati che devi morire” sulla bellezza che sfiorisce, sulla vita che si estingue. Se nel passato le facce di questa medaglia (l'immagine della donna) erano presenti, spesso assieme, come abbiamo visto negli esempi citati, nella nostra contemporaneità cosa è sopravvissuto?
Bisogna soffermarsi a analizzare con attenzione spot, servizi fotografici e video musicali per capire che nella nostra epoca (in cui la morte ha subito una rimozione e un occultamento) l'immagine della donna che ha preso il sopravvento è quella della femme fatale: da Madonna a Lady Gaga la donna conserva il suo rapporto con la morte. Sembra quasi che la morte però possa esser controllata dalle donne in questione!
Da donna sottomessa siamo giunti a una donna che controlla e che ha potere anche sulla morte, e a questo non è da escludere il processo di emancipazione femminile che già nell'Ottocento muoveva i suoi passi e che ancora oggi è un percorso in evoluzione.
Infatti, nella nostra contemporaneità, l'immagine della donna è purtroppo legata alla morte per altri motivi: più tragici, allarmanti, preoccupanti e violenti.
Questo 8 MARZO il pensiero va a tutte le donne che hanno lottato e che continuano a farlo per costruire un mondo migliore per tutti!
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