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lunedì 18 maggio 2015

Six Feet Under: la morte si fa serialtv

Era il lontano 2001 ( in Italia il 2004)  quando sugli schermi televisivi appariva Six Feet Under, serie televisiva divenuta ormai un cult, ideata da Alan Ball. Una serie che sin dal titolo denunciava uno stretto rapporto con la Nera Signora ( six feet under, letteralmente sei piedi sotto, fa, infatti, riferimento alla profondità delle sepoltura  in America).

E la morte, soprattutto nella prima stagione, diventa tema ampiamente investigato.
La serie non ricerca il sensazionale, il macabro o lo show degli orrori ma anzi affronta il tema morte e tutto ciò che a esso è collegato con estremo rispetto e nella maniera più pacata possibile.

Andiamo con ordine.

La serie è divisa in 5 stagioni da circa 13 episodi ciascuna. All'intenro di queste stagioni viene narrata la storia della famiglia Fisher, proprietari di una funeral home di Los Angeles.
( Benchè in America la tradizione della funerl home sia ben radicata, in Italia soltanto recentemente questo luogo sta prendendo piede. Ricordo, a titolo puramente informativo, forse la più grande funeral home italiana: Terracielo a Modena)
La funeral home, però, più che diventare protagonista assoluta della serie, diventa un buon pretesto per affrontare determinati temi legati alla morte che, puntata dopo puntata, vengono a contatto con i protagonisti.

Ogni puntata inizia con una morte. La prima puntata vede infatti il capofamiglia Nathaniel, morire durnte un incidente automobilistico. Nathaniel era il proprietario della funeral home.
Ha 3 figli: Nate ( il maggiore che si era allontanato dalla casa paterna per non svolgere il lavoro come impresario funebre ma che, proprio in questa prima puntata, sarà costretto, a causa della morte del padre, a tornare dai familiari e incominciare una nova vita); David (lavora col padre nella funeral home, il classico figlio modello che intraprende la carriera del padre svolgendo egregiamente il lavoro di impresario funebre); Claire ( adolescente in piena crisi di ribellione verso il mondo, aspirante artista).
Nathaniel è sposato con Ruth, donna repressa che ha dedicato la sua vita alla famiglia dimenticandosi di vivere la sua ( la morte del marito le darà uno stimolo in più per riappropriarsi della sua vita).
Interagiscono con i Fisher altri personaggi: Brenda ( inizialmente semplice conoscente poi amica intima poi moglie di Nate; Keith compagno di David; Federico, dipendente e poi socio della funeral home).
 
In questa sede mi limiterò a analizzare gli elementi presenti nella serie che hanno affrontato gli aspetti legati alla morte e non mi dilungherò sulle descrizioni delle relazioni che intercorrono tra i vari personaggi a meno che queste non risultino importanti per affrontare determinate questioni.

Molte morti
Come già accennato prima, tutte le puntate iniziano con la narrazione di una morte (la prima puntata vede la morte di un componente della famiglia protagonista, le altre vedranno protagonisti personaggi vari). Questo espediente risulta a mio avviso ottimo poichè presenta in tutta franchezza la quotidianità, l'imprevedibilità e la normalità della morte. I tipi di morti descritte sono varie, alcune risultano essere comiche, altre più tragiche ma proprio in questa differenziazione ci percepisce una caratteristica fondamentale della stessa morte: si può morire in qualsiasi momento. E la scelta non è affatto casuale. Infatti in molti testi tanatologici viene indicato il progresso medico e il relativo allontanamento della morte (che avviene sempre più in età avanzata) come uno degli elementi che ha contribuito ad allontanare, non solo temporalmente ma anche mentalmente, l'uomo dalla morte.

Due idee contrapposte
Altro aspetto interessante, presente soprattutto nella prima stagione della serie, è la contrapposizione di due ideali differenti di vivere la morte e i rituali a essa collegati. I due differenti approcci sono incarnati dai due fratelli. Da una parte vediamo David che, ormai abituato a svolgere il suo lavoro di impresario funebre, ha acquisito quella mentalità tutta moderna che si è diffusa nella seconda metà del 900: la morte deve essere pulità, decorosa, le emozioni vanno frenate il più possibile, il tutto si svolge in maniera ordinata e asettica, il funerale è inteso come business. Diversa invece l'idea di Nate che incarna appiena l'idea di morte arcaica con una forte importanza per le emozioni dei superstiti, maggior rapporto umano nell'accompagnamento al lutto, importanza per il rituale e le volontà del defunto.

La molteplicità dei rituali
Le persone che si rivolgono ad una Funeral home possono appartenre a differenti confessioni religiose o culture. Puntata dopo puntata vengono presentati differenti rituali e diverse usanze legate alla morte, alla trattazione del corpo, alle credenze dell'aldilà ecc. Questo offre un interessante spunto riflessivo per ben capire la molteplicità di modi in cui l'uomo si accosta alla morte e ci dimostra come alcuni comportamenti che per la nostra cultura sono oggi considerati irrispettosi ( per esempio la fotografia post mortem) per altre culture sono, invece, comportamenti accettati.

Non solo morte
La quinta stagione, nonostante continui a portare avanti alcuni discorsi sulla morte, è prevalentemente incentrata sulla vita. O meglio sulle difficoltà di creare una vita. In questa stagione assistiamo, infatti, alla ricerca da parte di Brenda di diventare madre e assistiamo anche alle difficoltà di far nascere una nuova vita. Lo stesso discorso vale per David e Keith chesi attivano per adottare un bambino o per farlo nascere tramite mamma surrogato. Soprattutto in quest'ultimo caso, la serie si rivela capace di affrontare temi ancora oggi molto discussi.

La metafora della vita 
La serie tocca il suo livello più alto nei cinque minuti finali.
eviterò alcuni particolari ma ci saranno inevitabili spoiler
Claire (la piccola di casa Fisher) saluta madre e fratello per trasferirsi. I saluti sono sempre strazianti e in questo caso la ragazza non saluta solo i suoi familiari ma saluta anche la sua adolescenza.
Alla guida della sua macchina parte verso nuove destinazioni e, con sottofondo la canzone Breathe me di Sia, inizia la più bella metafora della vita che io abbia mai visto.
Il viaggio in macchina di Claire, infatti, si trosforma nell'immagine della vita che corre, che va verso la sua meta. Durante la narrazione di questo viaggio, ci vengono presentate scene future che riguardano i nostri protagonisti. Assistiamo a momenti belli ( matrimoni, compleanni) ma anche a momenti meno leggeri: Ci vengono, infatti, presentate, tutte le morti dei personaggi della serie, Claire compresa. E nonostante tutto la vita continua ad andare avanti, la macchina non si ferma, prosegue inarrestabile.
Poco importa se alla macchina c'è Claire: su quella macchina ci potrebbe essere chiunque. Ed è proprio questa la forza di questo bellissimo finale. Inevitabilmente ci riconosciamo, ci immedesimiamo. Su quella macchina non c'è solo Claire, ma ci siamo tutti. E corriamo chissà dove alternando periodi belli e meno belli.



Considerazione veloce sui personaggi
Nate: benchè durante la prima stagione poteva essere un personaggio interessante, durante le successive diventa schiavo passivo degli eventi. non riusciamo mai a vederlo pienamente felice e convinto delle sue scelte.
David e Keith: raccontano la vita di una coppia omossessuale con tutte le problematiche connesse: coming out, rapporto con familiari, matrimonio, adozione.
Claire: durante le prime 4 stagioni risulta essere eccessivamente stereotipata e l'accento viene posto sul suo essere un'adolescente ribelle. La quinta stagione vede la sua totale maturazione e l'ingresso nell'età adulta.
Ruth: donna che si è sempre messa in ombra durante la sua vita matrimoniale, con la morte del martio intraprenderà un viaggio alla scoperta di se stessa per riappropriarsi di se e della sua vita.
Brenda: il personaggio più complesso. In eterna lotta con se stessa e con gli altri. Il personaggio, assieme a Ruth, a mio avviso, più interessante della serie.





Oltre ai personaggi "vivi" bisogna menzionare anche la presenza dei "morti" che inevitabilmente stringono un rapporto molto forte con chi rimane al di quà. I morti, infatti, popolano la serie e tornano nei pensieri, nelle visioni, nei ricordi, nelle riflessioni dei protagonisti dando consigli, spunti riflessivi e consolazioni.

I rapporti umani tra i vari personaggi sono assai complicati e sviluppati soprattutto nelle stagioni centrali. Sembra quasi che i rapporti siano al centro dell'esistenza umana e che da essi dipenda la nostra felicità.

Per ora mi fermo qua.
Al prossimo post

Mathias











sabato 26 ottobre 2013

Morte o non morte? After.Life Film di Agnieszka Wojtowicz-Vosloo

After.Life di Agnieszka Wojtowicz-Vosloo è un film del 2009 con Christina Ricci. Il film è la prima opera della regista polacca che ha deciso di affrontare il delicato tema della morte, o meglio, il confine tra morte e vita.


Anna Tylor (Christina Ricci), insegnante elementare, vive una vita apatica, segnata anche dai continui litigi e incomprensioni con il suo ragazzo. Dopo l'ennesima discussione, causata dall'incomprensione, Anna ha un incdente automobilistico  mortale.
La protagonista si ritrova sul lettino autoptico di una funeral home con il tanatoesteta Eliot Deacon ( Liam Neeson) che si accinge a prepararla per il suo funerale.
Anna è visibilmente scossa dalla notizia, fa di tutto per dimostrarsi e dimostrare  che lei non è morta ma ancora viva.
Il film è giocato proprio su questo tema. Anna Tylor è viva o morta? Il tanatoesteta ha davvero il dono di interagire con i defunti o , la sua, è tutta una messa in scena per cercare di porre fine a vite non vissute come si dovrebbe?
Il film non ci offre nessuna spiegazione certa. Sta allo spettatore decidere cosa credere.

I dialoghi tra Anna e Eliot, e l'inevitabile rapporto che si instaura tra i  due, costituiscono il perno su cui ruota l'intero film. Anna è convinta di essere viva, non accetta la sua morte ( reale o presunta?), fa il possibile per scappare dalla funeral home che la intrappola e attacca il tanatoesteta in tutti i modi possibili.
Quest'ultimo, invece, rimane impassibile e cerca di convincere Anna della sua morte, le dice di arrendersi perchè ormai non può più tornare indietro.


Il film, che potremmo classificare come horror e thriller psicologico, offre molte riflessioni sulla morte contemporanea a mio avviso interessanti.

- La questione dell'esclusione della morte dalla vita, soprattutto da quella dei bambini o individui non ancora adulti, è ben palesata all'inizio del film. Infatti, un alunno di Anna esprime il desiderio di poter assistere a un funerale a cui dovrà pertecipare la sua maestra ( è infatti morto un maestro della protagonista). Anna, visibilmente turbata da questa richiesta, risponde che il funerale è una questione privata e familiare e quindi un evento inappropriato per un bambino (le riflessioni che Gorer faceva negli anni '50 del novecento sono ancora valide all'interno della nostra società e del nostro rapporto con la morte).

- Al funerale del maesto, Anna visita il corpo del defunto e ne prova timore ( causato anche da una visione). La paura scaturita dalla vista di un cadavere è un tema importante che denuncia, ancora una volta, il nostro strano rapporto con la morte e il cadavere.

- Anna, dopo l'incidente, quando è rinchiusa nella funeral home, non accetta la sua morte (il tanatoesteta diche che tutti i morti sono uguali e non vogliono accettare questa loro nuova condizione). Il tema del morto che non accetta la sua dipartita è presente in molte culture, tant'è che molti rituali passati avevano proprio il compito di placare la furia dell'anima del defunto per farla accedere il prima possibile al mondo dei morti.
Nel film è molto presente questa situazione: come dice anche il tanatoesteta il morto ormai deve abbandonare la vita perchè non fa più parte di questo mondo.

Mentre Anna è in lotta con il tanatoesteta, i suoi cari, e soprattutto il suo ragazzo,  affrontano il difficile periodo del lutto.
Paul ( Justin Long), il ragazzo di Anna, rimane sconvolto dalla notizia della sua morte. Non riesce a darsi pace e non accetta neanche la morte. Non ci crede.  Nega la realtà convincendosi, invece, che Anna è ancora viva. Questi sentimenti scaturiscono dal fatto che lui non ha ancora visto il corpo della sua amata. La vista del corpo, come affermano molti studiosi, è il primo tassello fondamentale per dare avvio alla metabolizzazione del lutto. Il cadavere, infatti, è la concretezza della morte, l'immagine della fine che si palesa e ci rende possibile metabolizzare e accettare la perdita.

In tutto il film, però, anche noi vivamo in una sorta di continua ambiguità. Non riusciamo mai a capire se la morte di Anna è reale o presunta. 

Ritorniamo al personaggio di Anna che , alla fine, pare accettare la sua situazione di morta. La vediamo adagiata nella bara, scambiare le ultime parole con il tanatoesteta che ha completato il lavoro. Lei chiede di potersi specchiare un'ultima volta. Desiderio esaudito. Unico problema: lo specchio, che offre ad Anna la sua immagine, si appanna a causa del suo respiro. E' dunque viva?
La paura di essere sepolti vivi per morte apparente è una paura reale che, soprattutto nel corso del Sei e del Settecento era molto diffusa.

Non vi voglio svelare il finale per non rovinarvi la visione del film.

Conclusione
Il film offre delle interessanti riflessioni sulla morte e sul morire, sul rapporto tra vita e morte.
Il rapporto tra vivi e morte è mediato, come vuole la cultura americana, dalla figura del Funeral director e della funeral home, luogo dedicato a tutto ciò che riguarda la morte, sino a poco tempo fa prassi esclusivamente americana, che oggi inizia a prendere piede anche nel nostro paese.

Non mancano, all'intenro del film, scene angoscianti e velatamente horror che presentano visioni macabre della morte e dell'aldilà ( una su tutte la visione che Anna ha del suo funerale)

All'intenro del film troviamo anche una sorta di poetica non del tutto originale per il cinema contemporaneo.
Il tanatoesteta, infatti, pare svolgere un compito di punizione e di pulizia. Infatti, i soggetti da lui preparati e sepolti, sono tutti soggetti che hanno vissuto una vita in maniera completa, vivendo da morti molto prima della lroo reale morte. Il lavoro del tanatoesteta, in questo film, sembra essere finalizzato a regalare la morte a chi non si merità, o non è capace di vivere, la vita. ( per questo l'ambiguità sulla morte reale o rpesunta di Anna accompagna tutto il film). Tale atteggiamento punitivo era ben rpesente nella serie Saw l'enigmista.
La figura del tanatoesteta potrebbe essere nuova per qualche lettore. Diciamo che il Tanatoesteta è colui che prepara il cadavere, con alcuni interventi che mirano a donare al cadavere un'immagine vitale ( con l'uso anche di make up). Sul ruoolo del tanatoesteta e sull'importanza degli interventi sui cadaveri è stato scritto tanto, anche in merito alle varie simbologie che il cadavere riveste. Tutti questi argomenti verranno affreontati in post futuri e nei video del mio canale "Parliamo di morte".


Il sottoscritto si sente di consigliare il film sia agli amanti del genere sia a chi è interessato agli aspetti della morte nella contemporaneità.

Vi lascio qui, come sempre, il link al video del mio canale, in cui parlo del film qui sopra presentatovi.

Vi ringrazio per la visita  e vi so appuntamento al prossimo post.

Il mio video su youtube:


Trailer del film: